GEO e AEO: come farsi citare da ChatGPT, Gemini e AI Overviews
Sempre più persone fanno le loro domande a ChatGPT, Gemini o Perplexity, oppure leggono la risposta dell’AI direttamente in cima a Google. E la domanda che mi fanno più spesso, ultimamente, è: “Come faccio a far comparire la mia azienda in quelle risposte?”. Intorno a questo è nata una nuova sigla al mese, GEO, AEO e via dicendo, e un mercato di promesse. Qui ti spiego cosa vogliono dire, cosa sappiamo davvero da fonti ufficiali e studi seri, cosa fare in pratica e cosa invece puoi tranquillamente ignorare.
SEO, AEO, GEO: le sigle spiegate semplici
La SEO (Search Engine Optimization) la conosci: lavorare sul sito perché compaia tra i risultati dei motori di ricerca. Le due sigle nuove spostano l’obiettivo dalla lista di link alla risposta scritta.
- AEO, Answer Engine Optimization: farsi scegliere come risposta dai “motori di risposta”, cioè gli strumenti che invece di darti dieci link ti rispondono direttamente.
- GEO, Generative Engine Optimization: farsi citare e consigliare dai motori che generano testo con l’intelligenza artificiale, come ChatGPT, Gemini, Perplexity, AI Overview e AI Mode di Google.

Nella pratica le due sigle indicano quasi la stessa cosa. E Google, nella guida che ha pubblicato a maggio 2026 proprio su questo tema, lo dice chiaro: dal suo punto di vista ottimizzare per la ricerca con l’AI generativa è ancora SEO. Io sono d’accordo: cambia l’obiettivo, ma il mestiere è lo stesso.
Come scelgono le fonti le AI
Quando un’AI risponde citando dei siti, di solito non “si ricorda” le cose a memoria: va a cercarle in quel momento. Google spiega che AI Overview e AI Mode recuperano pagine dal proprio indice usando i normali sistemi di ranking (la tecnica si chiama grounding, o RAG) e lanciano più ricerche collegate in parallelo, il cosiddetto query fan-out. Se la domanda è “come sistemare un prato pieno di erbacce”, il sistema cerca anche “diserbanti per prato” o “come prevenire le erbacce”, e mette insieme i pezzi.
ChatGPT funziona in modo simile quando fa una ricerca sul web: per trovare e mostrare i siti usa un suo crawler, cioè un programma che visita le pagine, chiamato OAI-SearchBot. Perplexity ha PerplexityBot. Tradotto: per essere citato devi prima essere trovato, letto e capito. Se il tuo sito non è indicizzato bene su Google o blocca i crawler giusti, il resto conta poco.
Cosa dice la ricerca: lo studio GEO
La sigla GEO viene da un paper accademico del 2023 firmato da ricercatori della Princeton University e dell’Indian Institute of Technology di Delhi, presentato alla conferenza KDD 2024. Hanno preso migliaia di domande e provato a modificare le pagine fonte in vari modi, misurando quanto spazio ottenevano nella risposta generata.

I risultati sono interessanti. Le modifiche che hanno funzionato meglio sono state aggiungere citazioni di fonti autorevoli, frasi testuali di esperti e dati numerici: tra il 30 e il 40% di visibilità in più rispetto alla pagina di partenza. Il vecchio trucco di riempire il testo di parole chiave, il keyword stuffing, ha invece peggiorato le cose. Un altro dettaglio che mi piace: questi miglioramenti erano più forti per i siti che nei risultati classici stavano più in basso.
Due cautele. Era un esperimento in laboratorio, su un modello del 2023, e i motori veri cambiano di continuo. Quindi prendilo come un’indicazione di direzione, non come una formula.
Cosa fare in pratica
Mettendo insieme la documentazione ufficiale e lo studio, ecco le cose su cui lavorerei.
Rispondi subito, in modo chiaro
Se una pagina risponde a una domanda, la risposta va nelle prime righe, con parole semplici. Titoli che dicono cosa c’è sotto, paragrafi brevi, una sezione domande e risposte quando ha senso. Google stesso consiglia di organizzare i contenuti in sezioni con titoli chiari, scritti per le persone.
Metti dati, fonti ed esperienza vera
È quello che ha funzionato meglio nello studio GEO ed è anche quello che chiede Google: contenuti “non commodity”, cioè che non potrebbe scrivere chiunque. Prezzi reali, tempi, casi documentati, foto del tuo lavoro, il tuo punto di vista. Un articolo “5 consigli per…” uguale ad altri mille difficilmente verrà scelto come fonte.
Fatti riconoscere come esperto
Una pagina chi sono o chi siamo seria, con nomi, competenze, dove lavori e da quanto. Autore indicato negli articoli. Contatti completi e coerenti ovunque. Sono segnali che servono alle persone e, di riflesso, a chi deve decidere se fidarsi di te come fonte.
Fai parlare di te altrove
Le AI riportano anche quello che si dice di un’azienda in giro per il web: articoli, recensioni, forum, video. Interviste su testate di settore, collaborazioni, recensioni su Google, presenza nelle associazioni di categoria. Menzioni vere, però: Google avverte che inseguire menzioni artificiali non aiuta.
Cura i dati strutturati e le schede
I dati strutturati (il codice schema.org che descrive azienda, prodotti, recensioni) non sono obbligatori per comparire nelle risposte AI e non esiste un markup speciale per l’AI. Restano però utili per la SEO in generale, purché corrispondano a quello che si vede nella pagina. Per i negozi e le attività locali contano molto Merchant Center e la scheda dell’attività su Google, che Google indica come fonti per le risposte con prodotti e attività locali.
Non chiudere la porta ai crawler giusti
Qui vedo errori frequenti, spesso fatti senza saperlo. Nel file robots.txt (le “istruzioni per i robot” del sito) o nelle impostazioni di sicurezza si bloccano tutti i bot AI, compresi quelli che servono per essere citati.

La distinzione da capire è tra bot che cercano e bot che addestrano. OpenAI lo spiega bene: OAI-SearchBot serve a mostrare i siti nelle risposte di ChatGPT, e chi lo blocca non comparirà nelle risposte con ricerca; GPTBot invece raccoglie contenuti per l’addestramento dei modelli, e puoi bloccarlo senza toccare la ricerca. Per Google, invece, AI Overview e AI Mode fanno parte della Ricerca: li controlla Googlebot, e se blocchi Googlebot sparisci da Google e basta. Google-Extended non tocca la Ricerca, ma decide se i tuoi contenuti possono essere usati anche per le risposte dell’app Gemini: bloccarlo significa rinunciare anche a quello.
Un controllo in più: se usi Cloudflare, sappi che da luglio 2025 chiede a ogni nuovo sito se far passare i crawler AI e di base li blocca, e che molti siti già attivi li hanno bloccati con un clic. Guarda le impostazioni e decidi tu cosa lasciare passare.
Cosa è fuffa
Con ogni sigla nuova arrivano anche i trucchi miracolosi. Ecco quelli che, secondo la documentazione ufficiale di Google, per la sua Ricerca puoi ignorare:
- Il file llms.txt. Google dice esplicitamente che non lo usa: non aiuta e non danneggia. Altri servizi potrebbero leggerlo, ma non è la chiave per comparire nelle AI di Google.
- Spezzettare i testi in mini blocchi per l’AI, il cosiddetto chunking. Non serve: scrivi per chi legge.
- Riscrivere tutto “per l’AI” o creare una pagina per ogni variante di domanda. Fatto in massa per manipolare le risposte, per Google è spam.
- Comprare menzioni o recensioni finte.
- Strumenti che promettono di farti comparire o dicono di usare “dati interni” di Google. Google ricorda che nessuno strumento esterno ha accesso ai suoi sistemi.

Diffida anche di chi ti garantisce “la prima posizione su ChatGPT”: le risposte cambiano da persona a persona e da un giorno all’altro, e nessuno controlla cosa sceglie il modello.
Come controllare se un’AI ti cita
Non esiste un pannello unico, ma qualche strumento c’è:
- Search Console. Da giugno 2026 c’è un rapporto dedicato all’AI generativa, disponibile per tutti i siti da fine agosto: mostra quante volte le tue pagine compaiono in AI Overview e AI Mode, quali pagine, da quali paesi e dispositivi.
- Google Analytics 4. Guarda le visite che arrivano da chatgpt.com, perplexity.ai e gemini.google.com tra le sorgenti di traffico. OpenAI aggiunge ai link il parametro utm_source=chatgpt.com, quindi quelle visite si riconoscono facilmente.
- Prove a mano. Scrivi le 10-20 domande che ti fanno davvero i clienti e ponile ogni mese a ChatGPT, Gemini, Perplexity e Google, annotando chi viene citato. Non è una misura precisa, ma ti fa vedere la tendenza e chi sono i tuoi concorrenti nelle risposte.
- I log del server, se il tuo hosting li fornisce: ti dicono se OAI-SearchBot o PerplexityBot passano davvero dal sito.

E quando qualcuno arriva da una risposta AI, assicurati che la pagina lo accompagni al contatto. Se ti serve una traccia, ho raccolto le 7 cose da controllare quando il sito ha visite ma non contatti.
Da dove partire
Se dovessi riassumere tutto in una frase: le AI citano chi è facile da trovare, facile da capire e degno di fiducia. Quindi parti dalle basi. Controlla che il sito sia indicizzato e che robots.txt e firewall lascino passare i bot giusti. Riscrivi le pagine più importanti perché rispondano subito, con dati e fonti. Sistema la pagina chi sono e la scheda su Google. Lavora sulle menzioni vere. E misura, sapendo che è un terreno nuovo e che nessuno può garantirti di comparire.
Se vuoi capire come appare oggi la tua azienda nelle risposte delle AI e da cosa partire, prenota una call gratuita di 30 minuti: facciamo insieme qualche prova e guardiamo i dati del tuo sito.
Fonti
- Google Search Central, Optimizing your website for generative AI features on Google Search (maggio 2026)
- Google Search Central, AI features and your website
- Google Search Central, Google’s common crawlers (Google-Extended)
- Google Search Central, Search Generative AI performance reports in Search Console (giugno 2026)
- OpenAI, Overview of OpenAI Crawlers
- OpenAI, Publishers and Developers FAQ
- Perplexity, Perplexity Crawlers
- Aggarwal et al., GEO: Generative Engine Optimization (arXiv, KDD 2024)
- Cloudflare, Content Independence Day (luglio 2025)