Francesca Antichi
• Marketing online • Tempo di lettura: 8 minuti

Calo del traffico organico anche se sei primo su Google: cosa succede

Schema di una pagina di Google con la risposta AI sopra il primo risultato e la scritta Zero click

Apri Search Console e trovi una cosa che non torna: le impressioni salgono, la posizione media è buona, su alcune ricerche sei addirittura primo. Però i clic scendono, e con loro le visite. Non è per forza un problema del tuo sito: sta cambiando il modo in cui Google risponde alle domande. Qui ti spiego cosa sono AI Overview e AI Mode, cosa dicono i dati verificati sul calo dei clic e, soprattutto, cosa può fare una piccola o media impresa da domani mattina.

Cosa sono AI Overview e AI Mode

Le AI Overview (in inglese AI Overviews) sono i riassunti scritti dall’intelligenza artificiale che Google mostra in cima ai risultati, sopra i classici link blu. Rispondono alla domanda direttamente lì, citando alcune pagine come fonti. In Italia sono arrivate il 26 marzo 2025, insieme ad altri otto paesi europei, come ha annunciato Google sul suo blog italiano.

L’AI Mode è un passo in più: una scheda della Ricerca in cui fai domande lunghe e articolate e Google ti risponde come farebbe una chat, con i link alle fonti. Per costruire la risposta usa una tecnica che Google chiama query fan-out: spezza la domanda in sotto-argomenti e lancia tante ricerche in parallelo. In italiano è disponibile dall’8 ottobre 2025.

Timeline italiana: AI Overview a marzo 2025, AI Mode a ottobre 2025, reclamo FIEG, filtro brand e report AI in Search Console

Per chi cerca è comodo: ottiene la risposta senza aprire dieci siti. Per chi ha un sito vuol dire che una parte delle persone si accontenta del riassunto e non clicca più.

Le ricerche “zero click”: cosa dicono i numeri

Si chiamano ricerche zero click quelle che finiscono senza che la persona apra nessun risultato. Esistevano anche prima, pensa al meteo o al risultato di una partita, ma con i riassunti AI sono aumentate. Ho guardato gli studi più citati e ti riporto solo i numeri che ho controllato sulle fonti originali.

Il più chiaro è quello del Pew Research Center, pubblicato a luglio 2025. Hanno osservato le ricerche reali di 900 adulti statunitensi nel marzo 2025. Quando compariva un riassunto AI, le persone cliccavano su un risultato tradizionale nell’8% delle visite, contro il 15% di quando il riassunto non c’era. I link dentro al riassunto venivano cliccati solo nell’1% dei casi. E dopo una pagina con il riassunto, il 26% delle persone chiudeva la navigazione, contro il 16% senza.

Grafico Pew Research: con il riassunto AI i clic sui risultati scendono dal 15% all'8%

Poi c’è Ahrefs, che a febbraio 2026 ha confrontato 300.000 parole chiave informative con dati di Search Console di dicembre 2025. Risultato: quando c’è una AI Overview, il primo risultato riceve il 58% di clic in meno rispetto a quanto avrebbe ricevuto senza. Lo stesso studio, ad aprile 2025, aveva misurato un calo del 34,5%: l’effetto sta crescendo.

Seer Interactive, su oltre 3.000 ricerche informative di 42 aziende, ha misurato nel terzo trimestre 2025 un CTR organico (la percentuale di persone che cliccano dopo aver visto il tuo risultato) dello 0,52% quando c’è una AI Overview che non ti cita, contro l’1,45% delle ricerche senza riassunto. Secondo Similarweb, infine, le ricerche di notizie che finiscono senza clic sono passate dal 56% al 69% tra maggio 2024 e maggio 2025.

Il primo risultato perde il 58% dei clic con AI Overview secondo Ahrefs, con i dati di CTR di Seer Interactive

Attenzione a una cosa: sono quasi tutti dati sulle ricerche informative, quelle del tipo “come si fa”, “cos’è”, “perché”. Ed è proprio lì che il calo morde di più.

Google dice il contrario: chi ha ragione?

Google non è d’accordo. Ad agosto 2025 Liz Reid, a capo della Ricerca, ha scritto che il volume totale dei clic organici verso i siti è “relativamente stabile” rispetto all’anno prima, e che i clic sono diventati “di qualità più alta”: meno persone tornano subito indietro. Anche la documentazione per i proprietari di siti ripete che chi clicca da una pagina con AI Overview tende a restare di più.

Gli editori italiani la vedono diversamente. A ottobre 2025 la FIEG, la federazione degli editori di giornali, ha presentato un reclamo all’AGCOM chiedendo di portare il caso alla Commissione europea in base al Digital Services Act, e ha definito le AI Overview un “traffic killer”.

Le due cose possono essere vere insieme: il traffico totale può tenere mentre si sposta da certi siti ad altri. Il punto, per te, non è chi ha ragione in generale. È capire cosa sta succedendo al tuo sito.

Prima di tutto, misura bene

Mi capita spesso di vedere siti che si preoccupano guardando solo le visite su Analytics. Il quadro giusto si legge in Google Search Console, nel rapporto Prestazioni. Attiva insieme impressioni e clic e guarda gli ultimi 16 mesi: se le impressioni restano stabili o salgono mentre i clic scendono, si apre una “forbice”. È il segnale tipico che le persone ti vedono, ma trovano la risposta prima di arrivare da te.

Schema illustrativo di Search Console con impressioni in crescita e clic in calo

Tre controlli che ti consiglio:

  • Quali pagine perdono clic. Spesso sono articoli informativi del blog, mentre le pagine di servizi e prodotti tengono.
  • Ricerche con il tuo nome o senza. Da fine 2025 Search Console ha un filtro che separa le ricerche “brand” (con il tuo nome) dalle altre. Compare solo se il sito ha abbastanza ricerche: se non lo vedi, filtra a mano le query che contengono il tuo nome. Se il calo è tutto sulle seconde, il tuo marchio regge.
  • Il rapporto sull’AI generativa. Da giugno 2026 Search Console mostra quante volte le tue pagine compaiono dentro AI Overview e AI Mode; da fine agosto 2026 è disponibile per tutti i siti. Ti dice se sei tra le fonti citate, anche quando nessuno clicca.

Poi, in Google Analytics 4, guarda le conversioni: contatti, richieste, acquisti. Se le visite calano ma i contatti no, stai perdendo soprattutto curiosi.

Punta sulle ricerche con un’intenzione

Chi cerca “cos’è il bonifico istantaneo” si accontenta del riassunto. Chi cerca “commercialista a Pontedera per partita IVA forfettaria” vuole un nome, un numero, un orario. Le ricerche con un’intenzione concreta (comprare, prenotare, chiedere un preventivo, trovare un negozio vicino) sono quelle in cui il clic serve ancora.

Per una PMI questo significa spostare un po’ di energia: meno articoli generici “che cos’è”, più pagine di servizio curate, schede prodotto complete, pagine per le zone in cui lavori. E una scheda dell’attività su Google sempre aggiornata, perché la stessa documentazione di Google ricorda di tenere aggiornati Business Profile e Merchant Center anche per le funzioni AI.

Contenuti che rispondono e che vengono citati

Se il riassunto c’è comunque, meglio esserci dentro. Lo studio Seer citato sopra lo mostra bene: quando il sito è citato nell’AI Overview il CTR organico sale allo 0,70%, il 35% in più di quando non lo è. Non è il traffico di una volta, ma è meglio di niente.

Google dice che non servono ottimizzazioni speciali: valgono le regole SEO di sempre. In pratica, però, alcune cose aiutano molto:

  • Rispondi subito. La risposta alla domanda va nelle prime righe, non dopo tre paragrafi di introduzione.
  • Metti qualcosa che gli altri non hanno. Prezzi reali, tempi, esempi, foto del tuo lavoro, la tua esperienza. Google chiede esplicitamente contenuti non “commodity”, cioè non ripetibili da chiunque.
  • Fatti riconoscere. Chi scrive, con quali competenze, dove sei: una pagina chi siamo seria e contatti visibili.

Lavora sul brand e sui canali che controlli

Le persone che ti cercano per nome cliccano molto più spesso: lo dice Google stesso presentando il filtro brand, ricordando che le ricerche con il nome dell’azienda di solito portano il sito più in alto e hanno CTR più alti. Ogni volta che qualcuno ti conosce e ti ricorda, sei meno dipendente da quello che Google decide di mostrare.

Per questo oggi conviene costruire anche canali che non passano dalla Ricerca: una newsletter vera, una lista WhatsApp per i clienti, recensioni curate, un profilo social che parla di cose utili, collaborazioni con siti e associazioni della tua zona. E rendere di più le visite che arrivano: se ne hai meno, ognuna vale di più. Su questo ho scritto una guida pratica: le 7 cose da controllare quando il sito ha visite ma non contatti.

Da dove partire

Checklist in 5 mosse per una PMI quando i clic da Google calano

Non serve farsi prendere dal panico né rifare tutto. Parti dai dati: guarda la forbice tra impressioni e clic, capisci quali pagine perdono e se il calo tocca anche le richieste di contatto. Poi sposta le energie dove il clic conta ancora, rendi i contenuti più utili e più tuoi, e costruisci un pubblico che ti cerca per nome. Nessuno può garantirti di tornare ai numeri di prima, ma puoi smettere di subire il cambiamento e iniziare a gestirlo.

Se vuoi guardare insieme i dati del tuo sito e capire dove stai perdendo clic, prenota una call gratuita di 30 minuti: apriamo Search Console e ti porti a casa le prime cose da fare.

Fonti

Condividi
f in X
Parliamone

Hai un progetto? Parliamone.

Prenota una call gratuita di 30 minuti: raccontami la tua attività e i tuoi obiettivi, guardo il tuo sito e vediamo insieme da dove partire.

Scrivimi